VNGRD Milano

9 01 2008

Sono giovani, hanno stile, conoscono l’underground milanese, hanno voglia di creare senza fermarsi soltanto al lavoro artigianale.
Ricercano forme, colori, design, materiali e unicità del prodotto.
Praticamente possiedono tante risorse quanti i tentacoli di un Octopus!!!
Parliamo dei VNGRD di Milano.

VNGRD oppure vanguard è stata definita una strategia di movimento, che tende ad orientare la sua ideologia di far moda verso una direzione coerente al contesto. Questa label crede nel movimento dell’arte senza riprendere o ripetere stessi stili.

Loro sono un gruppo di ragazzi che studia l’underground cittadino: disegnano e producono tutte le loro collezioni in Italia.
I loro articoli: t-shirt, polo, felpe e pantaloni hanno un design particolare e hanno grande vestibilità.
Questa fashion label milanese ha messo in rete il suo personalissimo Store e poi grazie a Slam Jam è riuscita a fare breccia su particolari utenze di ragazzi che ammirano questo tipo di ricercatezza su un capo di vestiario.
Le idee sono moltissime e tante anche le loro realizzazioni.
La felpa Octopus è quella forse più riuscita a mio parere, perché più suggestiva come idea, immaginate di prendere un Polpo e mettervelo in testa come un cappuccio.
Invece la più commercializzabile, la felpa Sad Smile (lo smile storico al contrario) che possiede delle tasche proprio in prossimità dell’arriccio della bocca.

Personalmente ho fatto incetta da Slam Jam di Felpe e T-shirt di questo marchio.

Giorgio, un vostro ammiratore

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BASSOPROFILO

19 04 2007

Buongiorno a tutti,
sono le ore 14 del 19 Aprile e mi sono accorto che era mio dovere aggiornare il mio blog. Ci sono diverse cose di cui parlare ma devo fare in primis un plauso a tutti i miei visitatori, un sincero Grazie di cuore per gli utenti della Blogosfera che giornalmente vengono a leggere quanto scrivo sul mio piccolo spazio web.
Andando con ordine cronologico o quasi, vi devo aggiornare sulle ultime news accadute a me e sulle ultime tendenze che stanno venendo fuori in prossimità dell’estate.

Durante le vacanze Pasquali sono stato a casa dei miei genitori in Calabria, per me ovviamente è sempre un ritorno al passato e alle sane abitudini.
Seguitamente, a queste brevi vacanze, sono stato qualche giorno a Roma nella ormai famosa Residenza Corvisieri 3.
Io, Gabriele ed Enzo abbiamo redatto un piano di esecuzione per il Concorso di Idee che dovremmo consegnare a giorni, e redatto una strategia di lavoro volante, ovvero veloce ed efficace, dati gli impegni vari di ognuno di noi.
Ritornato a Ferrara mi sono dedicato al Progetto Fotografico BASSOPROFILO.
Bassoprofilo è il tema che la Facoltà di Architettura di Ferrara ha dato alla giornata delle arti e quindi ai relativi vari corsi, workshop e concorsi interfacoltà.
Il concorso fotografico si basava sull’esecuzione materiale di 24 foto in 24 ore.
L’iter logico da me seguito è quello ormai consueto da qualche tempo di mettere in risalto l’artigianato, ed in particolare in questo caso specifico al concorso, l’artigianato locale Ferrarese.
Ho preso nella mia analisi solo un caso studio, ovvero gli artisti e gli artigiani di via Saraceno a Ferrara.
Forse per densità di attività concentrate può essere definita la via degli artigiani, ed io ho dato come titolo al mio personale lavoro, le Mani Saracene.
Ho conosciuto in questa mattinata di lavoro, diverse persone di diversa provenienza. Una pittrice Iraniana, due ceramiste locali, un artigiana di gioielli Egiziana, un calzolaio di Foggia, tre signore ferraresi che lavoravano la pasta fresca ed un giovane ferrarese ed il suo cane Pepe, libraio.
Ho scoperto parlando con loro che stare nelle loro piccole botteghe è piacevole quando in pochi metri quadri puoi realizzare tanti piccoli sogni.
Ho focalizzato il mio lavoro sulle mani di queste persone, più o meno rovinate ed usurate dal lavoro, ma comunque modellate dalla passione.
Nel pomeriggio ho consegnato il mio lavoro ad Elio, che mi ha dimostrato subito la sua curiosità.
Vedremo come andrà la valutazione della giuria.

Cambiamo argomento e parliamo adesso del mio precedente post sulle tendenze Must Have!!!
Non so se era chiaro ma nel mio post c’era della polemica, perché tendenza non vuol dire per forza “Obbligo a possedere” ma solo che “Mercato ed Acquirenti” puntano sulla stessa linea guida.
Quindi Felpe con Stelle, t-shirt stellate, canotte stellose sono di tendenza perché i possibili acquirenti richiedono questo tipo di abbigliamento, ma non per forza siamo obbligati a mettere alla gogna tutte le persone che non acquistano questo capo di abbigliamento. La tendenza dipende dal mercato che propone ma è il nostro cervello a decidere cosa acquistare e cosa non acquistare.
Questo mio sfogo nasce da una visione mattutina, ovvero un liceo di Foligno in gita scolastica con la maggioranza di  ragazzi DOTATI di Felpa Stellata.
Isaac Asimov aveva ragione!!!

Nel mio prossimo POST parleremo di Night Design e Fashion Design e dell’Architetto Beppe Riboli.





Rughe e Mani Consumate

28 03 2007

“Rughe e Mani Consumate” è come si definiva un vecchio artigiano di paese, tale Francesco Faraldi.

L’altro giorno stavo parlando con un calzolaio di Bologna, un esperto di scarpe da calcio, mentre riparava proprio i miei scarpini. Mi ha confidato come il mercato abbia distrutto e limitato molto il campo degli artigiani che come lui vivevano fino a qualche anno fa con maggior tranquillità economica. Il suo antico mestiere del Calzolaio è uno dei più antichi al mondo, ed oggi è difficile trovare il giovane che vuole imparare a sistemare un tacco, una suola o il pellame della tomaia. L’artigiano è uno dei pochi lavori genuini che sia rimasto in questo strano mondo, dove tutto ruota attorno al marchio, al brand e al logo di culto. L’emozione più forte l’ho avuta quando costui, piccolino, barba ispida e mani nere a causa dei lucidi utilizzati, mi ha mostrato alcune scarpe storiche appartenute a Meazza, Sivori, Capello. La pelle era morbidissima, il profumo di questa pungente e la suola totalmente graffiata dai campi di allora, anche di tufo volendo. Però pensavo in quel momento a quanto valesse la manifattura di quelle scarpe marroni, tanto anzi tantissimo, perchè intessute da un uomo semplice ed umile che ha cercato di fare la scarpa comoda per il piede di un campione, semplice ma che per portare il pane a casa doveva solo divertirsi.

Io stavo facendo riparare un paio di Adidas, un modello iper tecnologico e comodo che in pochi possono comprare, ed anch’io non avrei potuto se non le avessi trovate in un OUTLET, stavo pensando dopo quanto tempo le mie si fossero rotte (7 mesi) e come fossero, dopo anni di utilizzo, intatte quelle di Capello. La qualità non dipende dal marchio che fieri mostriamo ai compagni di squadra, ma alle mani che per prime hanno toccato quella morbida pelle (se ancora le facessero solo in pelle??).

Poi uscendo dalla bottega ripenso al mio piccolo comune in Calabria, la famosa Rocca Imperiale. E come anche nel mio paese valesse la stessa relazione di Bologna. Gli artigiani stanno scomparendo e anche a Rocca nessun giovane è interessato a riprendere o imparare questa cultura delle arti. Sono triste perchè penso a due persone in particolare: mio nonno Matteo, impagliatore di sedie e il sopracitato Francesco Faraldi, impagliatore anch’esso.

Il primo è morto quando io ero troppo giovane per ricordare, il secondo mantiene in me tantissimi ricordi legati alla vendita dei suoi cestini di vimini. La frase che vale su tutte è quella che un pomeriggio d’Agosto lui mi disse mentre prezzavamo alcuni suoi cestini per la vendita serale alla manifestazione MEDITERRANEA.

“vagliò sta cest almeno 20 € perchè me fatt perd a cap e na’iurnat d’fatig”

Io stavo prezzando una piccola cesta di vimini chiari, ad un prezzo che al mio occhio sembrava alto. Anche perchè in precedenza avevo prezzato ceste, sempre in vimini, con prezzi più bassi e grandezze più ampie. La filosofia sottile del sig. Faraldi si basava su quanto tempo avesse perso nell’intrecciare delle pagliuzze che a fatica si reggevano fra loro, e quindi vedeva la cesta ultimata come una sua vittoria, e quindi il prezzo era ovviamente più alto perchè il suo impegno era stato maggiore.

Sono del parere che l’Artigianato sia un bene da proteggere e che nelle scuole medie, soprattutto dei piccoli borghi come Rocca, fra le attività pomeridiane ci vogliano anche quelle della cultura antica e locale. Perchè un piccolo ragazzino tredicenne non dovrebbe iniziare a vivere senza essere consapevole di ciò che era la vita prima della sua nascita. La storia studiata sui libri dovrebbe essere integrata alla storia delle piccole località in cui si abita. Tanto viene fatto per salvare gli animali in via di estinzione, e tanto dovrebbe fare lo stato per non vessare inutilmente i piccoli artigiani di tasse, che comportano anche in alcuni casi la fine prematura delle attività.