Luciano Lunazzi

21 02 2008

“l’architetto è semplicemente un muratore che conosce il Latino”

Il 7 Gennaio 2002 capii che l’università non sarebbe stato un facile percorso, quando il Prof. Luciano Lunazzi mi diede 19/30 al suo esame di Geometria Descrittiva, presumendo la mia impreparazione sulla materia.

Quel giorno ero abbastanza incavolato, e mi chiedevo come fosse possibile che un professore senza neanche ascoltarmi potesse valutare la mia preparazione, lui non era in aula ed io si, lui era a prendere il caffè al bar mentre io da solo parlavo in un aula vuota, lui era a commentare alcune mie tavole di disegno mentre io cercavo di decidere se accettare il voto o no.

2′45″ è il tempo totale del mio esame, da quando mi sono seduto a quando mi sono alzato, dopo di me vennero tutti bocciati.

Il 20 Febbraio 2008 il Prof. Lunazzi ci ha lasciato, ora non mi chiedo più perchè non mi ascoltò sei anni fa’, forse doveva andare così.

Luciano Lunazzi

 

Ci ha lasciato con un’ultima battuta durante le proclamazioni di Laurea alla Facoltà di Architettura di Ferrara scatenando l’applauso.

“Je suis la commission”


Azioni

Informazione

44 risposte

21 02 2008
MAX

Il grande Ciano Lunazzi ha lasciato un grande vuoto in tutti coloro i quali lo hanno capito, e per fortuna sono molti,ed io uno di loro…probabilmente la notizia ha solo sfiorato quelli che invece lo disprezzavano, per il suo essere così “troppo” fuori dalle regole e dagli schemi classici secondo i quali dovrebbe essere un professore…troppo rude, troppo menefreghista, troppo offensivo…..si probabilmente era anche tutte queste cose, ma di certo non era peggio di molti altri professori che vendgono osannati solo perchè conformi ai canoni tradizionali.
Quest’anno per la prima volta non sono andato a seguire nessuna delle sue lezioni….forse era un segno….
Ci Mancherai

21 02 2008
TonyGT

mi ricorderò sempre le mie prime tavole di disegno … solo con lui ho preso appunti :D e quella sedia di legno e acciaio … quanto ho penato per farla!

con i suoi modi di fare un pò bruti e grezzi , con quella sua voce particolare e il suo immancabile maglioncino …
presi 18/30 … avevo studiato malissimo …esame penoso, ma non mi importava nulla il giorno dopo mi operavo quindi quello era l’ultimo dei miei pensieri, è stato l’unico anno in cui ho finito gli esami entro l’anno accademico ..eh eh..

Grazie di avermi insegnato che il vero architetto si riconosce dal fatto che tiene sempre una matita con se dentro alla giaccia

22 02 2008
Clark

4 Febbraio 2003
Il mo primo “secondo esame”.
L’esame sta finendo e mi prende il libretto:
-Ah. E’ un 83!….Lo sa dove ero io nell’83?………Giravo un film con Wanda Osiris!
Io ero agitato e per la tensione soffiavo col naso.
- Cosa fa? Deve smettere! Guardi che così non scopa! Già lei non è bello come me, se poi fa così non scopa!

Presi 29.
Ora non ricordo averlo mai sentito parlare di muratori o di latino, ma ogni volta che vedo un campanile di paese capisco che aveva ragione.

Buon viaggio vecchio pazzo.

22 02 2008
PIGù78

Ricordo le sue lezioni…le sue battute sulla stilista Genny..indimenticabili..così come è stato indimenticabile l’esame….ero agitatissima, su di lui se ne dicevano di ogni…dopo ore e ore di lavoro per disegnare “la giacca sulla sedia” vista da ogni parte possibile…”Che, schifo queste tavole, le metta pure là…” non le guardò neanche… Presi 29…non chiedetemi perchè.
Il voto più inatteso e imprevedibile di 7 anni di facoltà.

Ciao Professore Indimenticabile.

22 02 2008
Luca Lanzoni

Ricordare il prof. Luciano Lunazzi tramite le esperienze degli studenti (esami, battute, commissioni di Laurea, ecc.) è il regalo più bello che la FAF (intesa come istituzione e non come rappresentazione delle persone che in questo momento la guidano) può ricevere in questo momento. Voi siete il vero ricordo della sua esperienza universitaria. Portate con cura nella vostra futura professione il suo insegnamento (matite in tasca, ecc.) la sua “leggerezza” nel porre le questioni e la sua tenacia nel difenderle con intelligenza.

22 02 2008
pigna

…poi arriva quello della compagnia con l’auto piu’ scassata, ma proprio per questo piu’ chic; con la giacca piu’ sdrucita, ma piu’ chic…quello e’ l’architetto.
…intelligentibus pauca.
se ne va colui che
nel mezzo del cammin di nostra vita
c’illumino’ la via
con uno scricchiolante
nervoso tratto di matita.
have a nice trip, Maestro

22 02 2008
vitti

io sono vittorio ho 9 anni e sono uno stretto amico di tatu cosi lo chiamavamo piu che amico sono quasi suo parente e mi manchera tanto anche quando diceva delle cose molto interessanti parlando con mio fratello che non fa l universita come hai ragazzi ma il liceo e dicendo la mia è molto bravo certamente piu di me . comunque tutti qui a casa eravamo molto affezionati a lui e lultima volta che lo visto è stato lunedi 18 febbraio e è stato anche bravo a resistere perche il 19 febbraio compievo gli anni e tutto è successo il venti sempre di febbraio certamente.
io sono un bambino che scrive tanto e quindi devo frenarmi ma l ultima cosa che voglio dire è questa “grazie di tutto”

22 02 2008
Martino

Caro Luciano, fratello nel silenzio. Non ci saranno mai parole per spiegare. Ora siedi al tavolo di lavoro con il Grande Architetto e gli racconti di noi, sciocchi mortali, che attendiamo il nostro turno senza capire.

22 02 2008
vitti

sono sempre sempre vitti mi voglio scusare per i miei errori di grammatica che dipendono dal fatto che non ho dimestichezza con la tastiera

22 02 2008
Giorgio Ranù

“Ragazzi io il 29 lo do solo a quelli di cui mi innamoro. Agli altri do 30.
Il 29 è la perfezione mancata per un soffio: un po’ la storia della mia vita”

Una delle frasi storiche del Prof. Lunazzi

22 02 2008
alix

io purtroppo non ho un ricordo felice dell’esame con il Prof.Lunazzi…sono del primo anno, e l’esame di disegno si è svolto il 29 gennaio scorso…è stato veramente brutto vedere un uomo vitale e provocatorio come lui in quelle condizioni, che cercava di metterci a nostro agio comportandosi come al solito, ma a fatica riusciva a farci le domande…altrettanto brutto quando in classe ci ha detto chiaramente il suo destino, ormai rassegnato.
Sono felice di averlo avuto come professore…le sue lezioni sono veramente indimenticabili!un giorno ci ha detto:
“in questa bellissima mattinata di novembre, se fossimo a Parigi potremmo fare colazione con dei crossaint…invece siamo a Ferrara e devo spiegare a voi figli di puttana queste cazzo di coniche!”

grazie per averci insegnato a cogliere sempre il lato ironico delle cose, e per avermi insegnato a usare le matite di legno, “perchè solo attraverso una fibra lunga e naturale i vostri pensieri elettrici passano dalla mente al corpo!”

22 02 2008
Franz

27 dicembre

N.C.T147 1986 Numana (Ancona)
Nuova Casa Torelli. Pianta delle fondazioni.

Me ne sto tappato a casa a lavorare. Senza raggiungere località vacanziere ingolfando autostrade, aeroporti o stazioni; senza consumare carburante, cibi e abiti; senza inquinare mari, monti e campagne, eppure…eppure trovo sempre sempre qualcuno che viene a sfottermi, perfino dentro casa.
Gli ho fatto un ritrattino di faccia e di profilo, poi mi sono messo volontariamente dalla parte del torto e l’ho duramente picchiato. anche con un bastone.
Nonostante le feste; meglio: proprio a causa di queste feste.
E non me ne pento. Come diceva il poeta: “quando ce vo’, ce vo’”.

Tratto da UN ANNO SENZA DOMENICHE di Luciano Lunazzi.

Mi regalò questo libro quando gli comprai la casa dove ha lavorato per tanti anni e dove l’ho conosciuto per motivi di lavoro.
Ancora abito in quella casa dove tutto parla di Luciano, non è casa mia, é casa di Luciano Lunazzi.

Addio Luciano.

Francesco e Valérie

22 02 2008
Muscas

-”Signorina mi faccia vedere le sue tette in proiezione”____così me lo presentano
-”Lei è uno stronzo e quest’esame non lo passerà mai” ____ così lo conosco
-”Mi devo scusare con lei… siamo 2 stronzi” ____così mi sorprende
-”______non è un bandito ma un cavaliere antico” _____ così mi saluta

L’ uomo con la lapide più bella al mondo
Adieu Luciano

22 02 2008
Franz

27 dicembre

N.C.T147 1986 Numana (Ancona)
Nuova Casa Torelli. Pianta delle fondazioni.

Me ne sto tappato a casa a lavorare. Senza raggiungere località vacanziere ingolfando autostrade, aeroporti o stazioni; senza consumare carburante, cibi e abiti; senza inquinare mari, monti e campagne, eppure…eppure trovo sempre sempre qualcuno che viene a sfottermi, perfino dentro casa.
Gli ho fatto un ritrattino di faccia e di profilo, poi mi sono messo volontariamente dalla parte del torto e l’ho duramente picchiato. anche con un bastone.
Nonostante le feste; meglio: proprio a causa di queste feste.
E non me ne pento. Come diceva il poeta: “quando ce vo’, ce vo’”.

Tratto da UN ANNO SENZA DOMENICHE di Luciano Lunazzi.

Mi regalò questo libro quando gli comprai la casa dove ha lavorato per tanti anni e dove l’ho conosciuto per motivi di lavoro.
Ancora abito in quella casa dove tutto parla di Luciano, (compresa quanche cappella) non è casa mia, é casa di Luciano Lunazzi!
E ne sono felice..

Addio Luciano.

Francesco e Valérie

22 02 2008
PauL

il mio orale…
-appoggio le tavole qua professore?
- perchè mi fai domande di cui sai gia la risposta?
- io muto come un coglione

grazie lucianone a te e a chi è riuscito ad capire l’immensità della tua persona e a non fermarsi a giudizi superficiali…

il nostro pensiero ti accompagna nel tuo ultimo viaggio

22 02 2008
22 02 2008
MAX

Aggiungo tre chicche ai ricordi…che perfortuna sono molti e splendidi…
Prof. Lunazzi dinnanzi all’aula A2 piena…”bah, mi ci vorrebbe un caffè!”
Il Bode esce dall’aula, si dirige al bar..rientra nell’aula e dinnanzi all’aula allibita porge il caffè al professore dicendo: “Ecco il suo caffè!!”

Altro aneddoto: Aula D2, si stava lavorando ad un altro esame sul portatile, passa Lunazzi, ci vede e dice, ad uno di noi: “Tu…..tu sai cosa sei? sei uno sfigato!! dillo che sei uno sfigato…sempre con quel coso davanti!”
(questo per sottolineare la sua repulsione agli strumenti moderni)

Aula A2…platea piena..spiegazione di geometria descrittiva
Lunazzi:”E quindi congiungiamo la linea di proiezione al punto C* (detto c-star)”
Il professore si gira…si avvicina ad una ragazza della prima fila e guardandola con occhio marpione le dice…..”signorina, lei C star ?!”

23 02 2008
BODE

Poeticamente non sarei in grado di descrivere l’evento. Frasi forbite ed espressioni volgareggianti fiorentine fanno parte di me soltanto quando sono un uomo giocoso.
In certi tipi di occasioni, occorrono parole spicciole.
E mai come in questa ne farò uso.

Il mio considerare – diversamente da molti altri – l’università più come un’esperienza che non come un dovere, ha fatto sì che io seguissi tutte le Sue lezioni, dalla prima all’ultima, affrontando l’esame senza studiare (il giorno prima lo avevo passato sul cantiere) e prendendo il 18, il primo 18 ed il primo voto, più bello della mia “carriera” universitaria.

Quel giorno l’atmosfera era un misto tra paura, ilarità ed insicurezza. Era il 4 febbraio del 2003, e per molti del mio anno era il primo esame.
Tra tutti quelli che conoscevo, non ricordo uno – dico uno – che fosse uscito dall’aula senza il sorriso sulla faccia (anche se sottolineo UNO…per le ragazze i fatti furono ben noti).
“Che bella, l’università”, pensai in quel momento. Tutte le sue lezioni mi avevano appassionato, in alcune occasioni mi erano scese le lacrime dal ridere (ho un modo tutto mio di percepire la comicità), e mentre taluni facevano leva sulle sue note negative, io focalizzavo certi aspetti della sua persona che ancora oggi e nel futuro mi appariranno come immortali.
Quel suo modo di pronunciare le “s” e le “z”, quella sua voce sì tanto caratteristica, quel suo modo di rimarcare le parole e di usarne di insolite…io alle volte morivo dal ridere.
E fu così anche per il suo esame, che ricordo come se fosse ieri.
Mi ero presentato con delle buone tavole, impreparato sulla teoria, senza calco in gesso.
Subito prima che toccasse a me, il prof. Bertagnon, fido e famoso assistente del Mitico, scorgendo probabilmente il mio fisico che tanto mi ha reso “celebre” nella FAF, mi inviò a portare su nello studiolo i calchi degli studenti che già avevano sostenuto l’esame.
Quando li appoggiai, buttai l’occhio per vedere quale tra quelli che c’erano fosse più simile alle mie tavole.
Lo trovai. Lo presi, tornai giù per affrontare l’esame.
Un attimo prima di entrare, sentii però qualcosa che mi diceva “non ce n’è bisogno…lascia stare”.
E lasciai fuori il calco.
Entrai col sorriso sulla faccia. Partì la prima domanda. Me la cavai.
Partì la seconda…stavo trattenendomi dal ridere.
Ecco, stava parlando proprio come a lezione. Aveva detto la parola “piano”, e dopo una pausa di due secondi aveva rimarcato la parola “proiettante”.
Poi arrivò “intersezione”…le “s” e le “z”…poi, “generico”…la “g”…per me l’esame era passato in secondo piano.
Ne sapevo poco, e ancor meno riuscivo a dirlo vista l’occasione.
Sparai una cazzata.
Mi disse sottovoce: “ma lei che cazzo dice?”. Le “z”, le “c”…
Scoppiai a ridere.
Riformulò la domanda. Presi la matita.
Alla terza linea di proiezione errata, mi disse “Diciotto”!
Le va bene?
Il mio gesto fu repentino. Dalla tasca posteriore sinistra, sfilai il libretto. Registrò.
Chiesi al Mitico se voleva vedere le tavole. “Se capisce”, mi disse.
Gli erano piaciute. Del calco ormai si erano dimenticati tutti.
Ormai il voto era verbalizzato.
Erano le 15. Assieme a Stefano Manzo, e a Luigi Vitellio (presidente dell’ARDSU ai tempi), andai al Siculo a mangiare degli arancini.
La mia giornata era riempita.

Sbagliai quando mi illusi che tutta la FAF era come Luciano Lunazzi.
Sbagliai, purtroppo, quando mi illusi che tutta la FAF ERA Luciano Lunazzi.

L’esame successivo smentì il tutto.
E tutti quelli che seguirono, furono per me soltanto formalità.
Il vero, l’unico esame, fu il Suo.
Solo Statica, LAP2 e LCA2 poterono lievemente competere con DA.
Disegno dell’Architettura. Geometria descrittiva.
Le lapidi.

Per altri 3 anni seguimmo le sue lezioni.

Come ricorda il Max, gli offrii il caffè.
“Grazie davvero!” furono le ultime parole che di lui sentii.

Ai ragazzi del primo anno, poi in seguito chiese “ma quello chi cazzo era?”, e fu lì che il Suo ricordo di me si inchiodò.

23 02 2008
alix

…”non dovete disegnare un cancello da cafoni, ma un cancello che racconti una sua storia: perchè io, guardando il disegno, riesco a capire se da quel cancello è appena passata la contadina vecchia, della quale non me ne frega proprio niente, o la figlia della contadina, che mi interessa mooolto di più…”

ho capito che era un professore diverso dagli altri quando, alla Sua seconda lezione, ci ha proiettato i disegni che aveva fatto fare gli anni passati…e ci ha mostrato con orgoglio la Sua collezione di lapidi…

23 02 2008
ele e vale

Martedì 29 gennaio 2008.
Lui c’era. C’era al nostro esame, seppure incapace di reggersi in piedi, e sofferente. Lui c’era con le sue domande estrose, che lo hanno reso così diverso, così splendidamente diverso. E prima di tornare a casa, ci regalò un bacino sula guancia, una stretta di mano e ci disse: “Il rapporto tra allievo e maestro è un dare e un ciapare. Ma quando l’allievo dà più di quanto riceve, la cosa è sublime. Vuol dire che l’allievo è pronto a tradire il maestro. Per essere dei buoni architetti bisogna essere dei traditori. E voi siete delle traditrici.” Senza fiato. Tutti.
Avremmo dovuto confortarlo noi… e invece!
Grazie. Davvero.

24 02 2008
Federico

Mi sono chiesto più volte se valesse la pena scrivere qualcosa, se fosse necessario scrivere attraverso un blog. Forse lo è, perché in tutto il tempo che ho avuto a disposizione, non l’ho mai fatto e, come sempre quando accadono cose improvvise, non l’ho mai potuto fare. Tatu…espressione coniata da me. Voi conoscete il Luciano professore, professore estroso, professore stronzo perché no?, professore che ti lascia un segno..io ne conosco un altro, con gli stessi attributi, ma di famiglia. Tatu mi voleva bene, credeva in me, sono sicuro che fosse uno di quelli che ha sempre creduto in me e che prospettava per me un futuro interessante. Tatu era l’unico con cui potevo parlare di cose “un po’ diverse”, l’unico che a casa riusciva a farmi sentire un ignorante, a farmi spaziare dalle conoscenze così fini a se stesse ad alcune molto più ampie, al vero senso di quello che sapevo. Non era un persona come tutte le altre, non ti diceva quello che volevi sentirti dire, in quel caso preferiva non parlare. I miei ricordi più vividi di lui sono di quando mangiavano in quattro, io, lui, Vitti e nonna. Tra i vari discorsi interresanti di cui ho detto prima, c’erano tutti i vari insulti a noi poveri Maceratesi, c’era sempre il suo vantarsi di essere superiore a tutto e a tutti, di non volere in modo ironico confondersi. Ed è quello che bene o male ha sempre fatto. La cosa più sciocca e anche più difficile da dire ad una persona è “ti voglio bene”, e anche se non l’ho mai veramente fatto, sono sicuro che tu lo sapessi già.
Arrivederci Tatu, grazie di tutto (sai bene di cosa) e mentre ci guardi da lassù, perché voglio credere che tu lo farai sempre, continua a prenderci in giro come facevi, continua a volerci bene. Ti ricorderemo sempre… Federico

24 02 2008
elmanco

Quanti aneddoti e frasi memorabile mi verrebbero in mente… ma credo valga lo stesso per tutti quelli che l’hanno avuto come insegnante.
Tutti l’abbiamo prima odiato e poi ricordato con simpatia ed il sorriso sulle labbra.

Gran personaggio

25 02 2008
Giuseppe

Conoscere Luciano è stato un gran regalo… in questi ultimi 2 anni l’ho scoperto più vicino di quanto avessi mai sperato.
Sono stato ad Ancona venerdì, per salutarlo, per mantenere quella promessa che gli avevo fatto 3 giorni prima, quando l’ho visto arrivare in chiesa mi è tornato in mente il Lunazzi professore del primo anno, quello delle lezioni colte, delle lapidi e delle scarpe tacco 12, quello convinto che un architetto senza filosofia e senza una matita nella giacca vada ben poco lontano, il Lunazzi del mio terzo anno, quello che mi rese felice quando mi chiese di aiutalo durante il corso, il professore esagerato e un pò pallista che l’anno dopo (quando iniziai finalmente a collaborare alle sue lezioni) mi presento agli studenti come “un allievo di Gehry e uno dei massimi esperti di geometrie euclidee e non”.
Ho avuto l’onore di averlo vicini per due anni, di condividere con lui i miei dubbi e i miei progetti, sono stato spettatore unico di decine di suoi racconti, ho passato splendide ore con lui davanti a un vodka-tini a parlare di tutto e quasi mai di niente, perchè era questa una sua gran dote: non essere mai superficiale, mai che una sua battuta o un suo divertisman fosse fine a se stesso, ho assistito divertito a tutte le volte che lui sempre serissimo ha cercato di organizzarmi un “tet a tet” con le varie cameriere che fino a un secondo prima ci avevano servito la cena e che puntualmente diventavano paonazze per l’imbarazzo.
C’ero anch’io quel martedì pomeriggio: erano le 3 e mezza (lui doveva fare una visita e mi aveva chiesto se potessi, per cortesia far lezione ai ragazzi, “Pepino, sta tranquillo arriverò per le 4″ mi aveva detto), lo avevo visto arrivare solo io dalla lavagna, lui era li in ultima fila, mezz’ora prima di quanto aveva detto, rispettando in silenzio il mio tentativo pietoso di supplire alla sua momentanea assenza, solo dopo aver insistito riuscii a farlo venire in cattedra fu la sua ultima lezione la più tragica, la più bella.
L’ho visto l’ultima volta il 29 gennaio, il giorno della sua ultima prova, del suo ultimo traguardo: quell’esame che aveva promesso ai suoi ragazzi, ero li anche quel giorno.
Oggi mi resta la gioia di averlo conosciuto e il rammarico di non aver fatto mille altre cose con lui.

A quello che è stato per me professore, maestro e amico… grazie di tutto…

25 02 2008
sissi

Ciao Luciano, ultima fulgida stella cometa di una facoltà in declino, ultimo baluardo di genialità (o follia?) in via Baluardi, ultimo degli stronzi che mi ha dato 18 (meritatissimo), UNICO di cui conserverò il ricordo.
‘Signorina, lei è una matta’
Semplice e lapidario.

25 02 2008
richi

Fra i numrosi ricordi che ho te, uno in particolare mi fa ancora sorridere.
Arrivasti in aula dicendo: “Ragazzi, voglio le proiezioni di Monge delle vostre fidanzate, con la gonna e senza mutande… Per i più coraggiosi, la vista da sotto!”.
Così ogni volta che mi verrai in mente ti dedicherò un sorriso.

25 02 2008
Cj

Ultima dei ripescati,quest’ anno, vado da Lunazzi un mese dopo che le sue lezioni erano iniziate. Mi dice: “Ripescata? che brutto termine sembra quasi che ti abbia buttato via il tuo ragazzo…prova di capire ma se non capisci io sono disposto anche a rifarti tutto il corso da capo noi due da soli…però non mi rompere troppo il cazzo…” due secondi di silenzio, sorride..”sai che cosa è la mezzaluna…?” imbarazzo totale, divento di tutti i colori…”no la mezzaluna?” pensavo a chissà quale costruzione…Lunazzi si gira aveva di fronte un mare di studenti…”non sposate mai questa ragazza che non sa come si taglia il prezzemolo!!!!”

“è un trappola questa sedia sa prof…se uno ci si siede sopra non può mica alzarsi….” glielo avevo detto a lezione…io…..adesso mi rimarrà sempre negli occhi e nelle orecchie il suo sorriso e questa frase…”questa sedia non è mica fatta perchè uno si alzi…”

grazie per le lezioni….anche se ne ho saltate molte non per mia volontà…avrei voluto che il giorno della mia laurea, se mai arriverà, mi dicessi “oggi è un giorno opaco…” come ci hai sempre raccontato…

grazie maestro

27 02 2008
Giorgio Ranù

Se tu fossi una canzone saresti certamente lei….
To Build A Home dei Cinematic Orchestra

29 02 2008
gianluca orsini

ho avuto l’occasione di conoscerlo e d’incontrarlo al di la’ del suo ambiente universitario ,poche parole ma la percezione e’ stata di un uomo con un suo carattere e con una sua forte dignità.un UOMO.
il silenzio……non vi è altro da aggiungere.
gianluca orsini

29 02 2008
Giuseppe

Il Bukowski dell’ architettura se ne va di scena lasciando tutti con una forte sensazione di vuoto. Si perche’ quando lui era li certo non era difficile notarlo. Ma soprattutto apprezzarlo. E apprezzare le cose della vita che secondo le sue pittoriche descrizioni e i suoi pungenti ed originali punti di vista cambiano improvvisamente di significato. Mai una conversazione banale, mai una discussione noiosa, casomai il silenzio. Mi piaceva dialogare con lui perche’ ero certo che ne avrei tratto emozioni appaganti. Spesso si parla con delle persone e non si vede l’ora che quella conversazione sia finita, a volte anche prima di cominciarla! Con lui no, tutt’ altro. Parlavamo per lo piu’ di politica, ma spesso il nostro discorso deviava su questioni di carattere scientifico, visto che io sono uno scenziato per gli studi che ho fatto. Sono sempre stato onorato del fatto che Luciano a me faceva domande e gli piaceva ascoltare cio’ che dicevo, onorato perche’ Luciano e’ uno che guida non uno che si fa guidare. Certo non appena il riferimento storico o il contesto letterario usciva fuori dai severi binari della sua cultura allora erano cazzi e non te la faceva passare liscia. Me lo immagino lassu’ a questionare ed ironizzare come solo lui sapeva fare. La sua vis ironica e polemica si basavano su un notevole senso umoristico che spesso sfociava in quella risata fragorosa che non scordero’ mai. Io sono uno che si commuove, pieno di sentimenti forti che scuotono l’ animo, pero’ ai funerali non avevo mai pianto. Al suo funerale ho piano, e tanto. Ciao Lu, non preoccuparti che a Luciana pensiamo noi e faremo tutto cio’ che e’ possibile e di piu’ per farla sorridere al tuo ricordo.

Giuseppe

29 02 2008
grep

Correva l’anno 2000 per sbiennare dovevo terminare con Disegno….la sua leggenda era gia’ in tutti noi e nelle aule la sua ironia alla Califano si fondeva con un indiscutibile carico culturale fatto di 1000 esperienze che si traducevano in aneddoti che spesso emervevano qua e là nelle sue lezioni mai monotone.
Dunque la mattina dell’esame mi presentai, in aula sedevano Luciano da una parte ed un altro personaggio ambiguo che denotava aria poco rassicuranete dall’altra,chiaramente il mio turno coincideva proprio con un posto libero davanti all’assistente….due domande, solo due e mi disse…”puoi andare…non sai nulla di geometria”…..io :”ma come? sto facendo solo confusione non posso giocarmi questa chanche”….lui :”non sono problemi miei….adesso vai poi se vuoi parli con Lunazzi”……..
Esco dall’aula, sembrava finita,ed invece….ecco la voce nasale di Luciano crescere forte oltre la porta….”FATE ENTRARE IL CONTESTATORE”……con rinnovata verve mi gettai sulla sedia…..altre due domande…..LUnazzi:” ma non sai un cazzo….cosa vuoi 18? hai paura di partire per la naja??? e tieniti sto 18 e che probelma c’e….”
Grazie LUCIANO

29 02 2008
Franz

Caxxo,
spero non si sia dimenticato di portarsi la sua macchinetta per le più profumate sigarette del mondo.
C’avevo una passione per quella macchinetta!

29 02 2008
Briz

indimenticabile quell’esame

mi presentai quasi non curante della prestazione che stavo per dare…preparazione rasente lo zero..ma nella mia buona fede puntavo molto sulla qualità delle tavole alle quali avevo dedicato 1 mese intero di passione e precisione..non c’era un segno fuori posto, le ombre erano state curate nei minimi dettagli così come l’incontro delle linee negli angoli…pure al calco avevo dato molta importanza…l’esame credo durò qualcosa come 1 primo e 52 secondi, record personale…non feci in tempo a sedermi che mi guardò di sfuggita e abbozzò ” le tavole qua, la mattonella (così chiamava il calco) la butti su quel banco”….sfogliò le tavole come fanno le signore dalla parrucchiera…con una velocità tale che rimasi pure male per non aver avuto considerazione al lavoro speso…mi fece la prima domanda su rette coniugate all’infinito o qualcosa del genere…disegnai 3/4 linee che potevano ricordare il gioco del tris, non avevo aperto libro..ma qualcosa dovevo pur inventare..lui mi guarda e soffia..2 domanda..stessa scena…mi dice: lei non ha studiato un cazzo…ed io: no no..è che ora nn mi viene in mente…3 domanada…nada..mi strappa il foglio da sotto e lascio la classica riga di chi aveva la punta della matita appoggiata sopra…”lei vuole 18?” ed io: “si”…me lo richiede alzando il tono di voce ed io risposi con voce + alta…sua risposta: “e pigliati sto cazzo di 18″…entra il mio compagno di studi..nn faccio in tempo a chiudermi la porta dietro che già esce pure lui col 18 sul libretto e lunazzi che ci parlava dietro…fu il nostro unico 18…l’unico..e l’esame + divertente….arrivederci luciano.

1 03 2008
Lisa

Luciano: eccentrico, brillante, ironico, frustrante, pieno di contradizioni, ma compagno lealissimo e devoto di L, la mia carissima amica. Ho conosciuto Luciano a Numana, più di 30 anni fa, quando portava i capelli lunghi in una ponytail e anche allora con il tabacco sciolto faceva le proprie cigarette, abitudine che ha continuato sempre, anche quando non era più di moda. Ho rivisto Luciano nel corso degli anni diverse volte a casa mia, New Yorkò era grande amico del mio ex e quando visitava la città era sempre entusiasta–ubriaco, direi, di entusiasmo. Aveva tanta energia, e una risata ironica e contagiosa. Spesso io e lui non andavamo d’accordo; mi faceva arrabbiare, stuzzicandomi sempre, sfidando sempre ciò che lui pensava (e forse aveva ragione) fossero i miei preconcetti, le mie idee da buona americana–ma mai con cattiveria, sempre con lo scopo di farmi esaminare le proprie idee. Quindi, con le migliori intenzioni, perché come ha detto il filosofo greco, ‘La vita non esaminata non vale la pena vivere’ (‘The unexamined life is not worth living.’). Luciano l’ha esaminata e l’ha vissuta in pieno.

Soprattutto per me, però, Luciano ha saputo fare bene la cosa forse più difficile di questo mondo: amare e fare felice una ‘life partner’, ossia la mia carissima amica (anche lei una ‘Luce’), per molti, molti anni. Il loro era un rapporto meraviglioso, invidiabile: di amicizia, di compagnia, di risate, di discussioni, e di costanza…una vita di coppia rara perché così completa, vera, e piena di vivace affetto. Viti e Federico hanno saputo apprezzare e amare il loro Tatu per quelo he era: un uomo di grande cuore, generoso negli affetti con i suoi più cari, con gli amici, e da quanto ho letto qui, con i suoi studenti. Ti saluto Luciano. Come diceva sempre Luciana, è peggio per che rimane. Ma cara Luciana, sappi che sei circondata da affetto e amore e dal dono del grande amore che hai condiviso con Luciano.

1 03 2008
roberto

Ciao Ragazzi, ho conosciuto Luciano nel 75 dando il primo esame di diegno 1 ad ingegneria ad Ancona. I vostri commenti mi fanno pensare ad allora perchè Luciano è sempre stato così. Mi viene da tremare e piango perchè ho avuto il privilegio di conoscerlo ed è stato una delle persone che lasciano un segno profondo. Ho avuto la fortuna di vederlo sempre anche se passavano gli anni e non era mai una cosa banale. Avevo memorizzato il suo numero sotto la voce Maestro perchè questo è sicuramente stato per molti. Ho visto la sua casa testamento poco prima che la finisse e che non so se è mai stata abitata. Sono certo che non lo dimenticherò mai .

4 03 2008
ivan

Scopro ora e rimango colpito dalla morte di questo incredibile personaggio…. dall’enorme odio che gli ho dedicato fin dalla prima ex-tempore del 1°anno grazie ai vari insulti che mi ha rivolto….fino al grazie e al sollievo di quando alla seduta di laurea ci ha difeso da domande leggermente irritanti e fuori modo di professori repressi…..

ciao Luciano e grazie di tutto

7 03 2008
Flavia

è stata una persona che ha lasciato un segno nella mia vita…me lo ricordo ancora il giorno dell’esame

“signorina, allora, capiamoci subito, oggi ho già dato troppi 30, faccia in modo di non meritarselo”

(sbaglio il primo esercizio di geometria descrittiva, ovviamente non apposta, mi ero proprio confusa con un altro esercizio)

“ecco vede, lei mi ha reso un uomo felice”

(dopo un orale con alti e bassi)

“signorina ma lei di dov’è?”
io:”provincia di Bologna”
“mo bene, dalla provincia di Bologna!” (imitando il mio accento marcato)

poi continua

“e mi dica,
perchè tra tutto ha scelto proprio architettura?”

pausa di due nanosecondi

io:”sinceramente non lo so”

“questa è la risposta migliore che ho sentito questa mattina”,
“le dò 28″

arrivederci Maestro
e comunque, anche se è passato del tempo, non sono ancora riuscita a trovare una risposta alla sua domanda…
so solo che è la scelta giusta
grazie

17 03 2008
angelica

il mio era il mio primo esame.
e sono stata bocciata!
e chi se lo scorda!
mi tremavano le mani e m’inventai che avevo bisogno di bagnarmi i polsi.
mi metteva paura e allo stesso tempo mi perdevo nelle sue parole.
ciao professore!
sono contenta di averla conosciuta, angelica

18 03 2008
Giulia

Quanto ho detestato quelle lezioni, quei lucidi viola dove non si leggeva proprio nulla, quelle linee tremolanti tracciate alla lavagna, quel suo atteggiamento menefreghista, quella sua voce roca, quella sua camminata molleggiata, quei suoi “pigiamini” con cui veniva a fare lezione ogni lunedi, quel suo prenderti in giro per qualsiasi cosa, il suo gesticolare, i suoi aneddoti e le sue battute, quelle interrogazioni, quelle sedie e quei mascheroni, tutti quei discorsi che iniziavano e finivano regolarmente con la sua domanda” ma da dove ero partito?”….ma proprio per tutto questo ora lo ricordo con un sorriso e mi accorgo del grande insegnamento che mi ha dato. Professori come lui non se ne incontrano molti ed io ho avuto la fortuna di conoscerlo, di poter ascotare i discorsi che apparentemente sembravano non condurre da nessuna parte e che invece hanno lasciato un segno indelebile.

Dell’esame di disegno mi ricorderò sempre questa frase:

” Signorina, questa è una cazzata.”

” Si ha ragione prof., questa è proprio una cazzata.”

Grazie

Giulia

7 04 2008
Claudio

Secondo appello della prima sessione di esami. Venti persone al massimo. Aula grigia. Fredda. Insopportabile.
Il prof nella sala affianco sfornava studenti ogni mezz’ora. Voti bassi. Lui un pò incazzato.
Ormai lo conoscevo bene. Al posto di studiare avevo letto il suo libro la settimana prima. Decisi che prima di entrare avrei letto Flaubert, Memorie di un pazzo. Mi ricordo che quando mi chiamò quasi non mi reggevo in piedi.
Dette un’occhiata alle tavole. Se ne accorse che ero (e sono) uno scarparo. Mi chiese perchè quella prospettiva a quadro inclinato facesse così schifo. Risposi che avevo sbagliato con la retta di misura. Mi chiese di parlarne. Non me la ricordavo. Cambiammo discorso e l’esame mi andò liscio. Mi propose 27. Azzardai: “Guardi! Ho tutti voti con l’8! Mi metta 28!”
“Ma lei ha solo due voti!”
Accettai il 27. Prima però gli feci gli auguri di buon compleanno. “E lei come fa a saperlo?” Gli dissi che avevo letto il suo libro. Gli citai a memoria la pagina… Si alzò e mi disse: “Finalmente un ragazzo che studia!”
Poche volte mi sono sentito così orgoglioso…Grazie Prof! Grazie di tutto!

24 04 2008
mánu

Luciano ti voglio bene, sei la unica persona che poteva e sapeva stare sopra le stupide righe.

28 04 2008
mariachiara

“No Lunazzi no!” …così ho reagito alla notizia, ed in netto contrasto con la banalità di questa frase, alla mia banalità, c’è l’unica persona incrociata nella mia vita, l’unica e sola persona mai banale.
Tanto che a volte, pensando di poter assistere a una sua lezione, mi risollevavo dalla noia che spesso mi morde.
La sua morte mi ha distrutta, anche perchè avrei voluto dirgli tante cose, che erano lì nel mio cervello, in attesa solo di coraggio.
Pensavo…”ora che sono diventata mamma un po’ di coraggio l’avrò accumulato!” e aspettavo solo il momento buono per fare un salto a Ferrara.
Poi come sempre aspetto, aspetto… ma che cazzo aspetto?!
Ma vabbè, adesso lui saprà che cosa volevo dirgli, anche senza aprir bocca o scrivere, anche se avrei voluto dirglielo in faccia che per me era geniale, la persona che avrei voluto essere.

Ciao Lunazzi, ciò che mi consola è pensare che questa sia una delle tue “trovate” e che in realtà tu sia, che so, in Guadalupe ad insegnare in un’altra facoltà di architettura.
Sì sì, sicuramente è così! Ti sei rotto le palle della facoltà di Ferrara e una persona come te non poteva che uscire di scena in maniera eclatante.
Quale modo più eccentrico di cambiare facoltà?!
Ti si addice proprio, sicuramente è andata così!
Ti ammiro come nessuno mai ho ammirato!

9 07 2008
susanna

Mi ha distrutta e ricostruita proprio come un oggetto di architettura, l’ho amato e odiato alla follia per le sue provocazioni che mi attiravano a lui come un dirupo per chi soffre di vertigini…sei stato il miglior professore che ho avuto..e un padre, un amico, un fratello…non ti dimenticherò e mi dispiace davvero che nell’ultimo periodo ho avuto paura e ti ho abbandonato…la luna che porti nel nome non mi abbandonerà mai.Grazie Luciano

5 12 2008
lprul

Lunazzi era l’approdo al mondo dei grandi, in ogni senso.
La matricola appena arrivata all’Università, spavalda o timida che fosse, trovava in lui il confronto con una realtà nuova, con un orizzonte inatteso. Metteva alla prova te e i tuoi preconcetti.
Esisteva un prima e un dopo: prima di lui, e dopo. E il dopo era una terra nuova e inebriante.
Irritante, spesso. Destabilizzante, ma quanta ricchezza in ogni revisione!
Ne ricordo una. Mi stavo affannando con la “testa del filosofo davanti alla finestra con nuvole di sfondo” (per la prima volta non era richiesta la sedia con la giacca. Ma le proiezioni ortogonali di una scarpa femminile col tacco sì). Lui arrivò di fronte a me, e mi disse: “Signorina, la vedo sempre triste. Ma che c’è? E’ per un uomo? Non mi dica che lei è una di quelle donne gelose! Lasci perdere, e si imputtanisca un po’! Viva!”
La mia strada mi ha portata lontana da Ferrara, a proseguire gli studi architettonici in un’altra “Effe”, e ho scoperto tardi la sua dipartita.
Tardi per cosa, poi, non lo so. Ma sento di aver perso un’occasione.
Nella mia prima casa da fuorisede, condivisa con altri architetti, c’era la sua gigantografia attaccata sulla porta del bagno, con la scritta: “Luciano ti vede”. Mi ha guardata per tre anni.
Ora vorrei vorrei vederlo io, e raccontargli di quella scusa che avevo pronta, dirgli che non mi sono imputtanita, ma ho vissuto. Proprio come aveva detto lui. E per questo ci ho messo tanto a preparare il suo esame. Troppo.

13 03 2009
studentessa

sono capitata in questo blog per caso… non ho mai scritto su un blog,ma penso che il professor Lunazzi meriti questo ridicolo sforzo…
Ho ancora timore e suggestione nel parlare di Lui, anche se sò bene che non è questo l’atteggiamento che lui avrebbe apprezzato.
Il suo fu l’ultimo esame del primo anno che sostenni : mi presentai in extremis a luglio, pronta, prontissima..non volevo sbagliare nulla. Tavole rifinite in ogni dettaglio, modellino della sedia curatissimo… Entro nell’aula e mi siedo, fa caldo, caldissimo, ma lui è sereno, stranamente gentile… mi fa appoggiare le tavole e il modello e mi chiede se ho studiato… Io gli sorrido e rispondo di sì, ma appena mi fa la prima domanda mi blocco… mi blocco letteralmente e mi alzo e chiedendo scusa per avergli fatto perdere quei cinque minuti, raccolgo la mia roba ed esco…lui rimane stranito e non capendo, serenamente mi risponde : come vuole…
Mi ripresentai a settembre, con l’ansia di sostenere un esame per cui avevo studiato e lavorato e che rischiava di farmi andare fuori corso.. Entrai di nuovo nell’aula, eravamo nelle B, questa volta convinta… Lui mi accoglie ricordandosi di me, gentile ancora una volta…mi interrogò e io risposi, guardò il modello, ma non gli piacque, controllò le tavole, che invece apprezzò…mi chiese da dove venivo, imitando il mio accento modenese e disse: lo accetta trenta? Gli risposi: certo! Ma in realtà non ero felice come avrei pensato…mi dispiaceva…l’esame era già finito e io avrei tanto voluto rimanere li con lui ancora un pò…
Mi scuote ancora pensare a quel giorno…pensare a quel professore, pensare a quella persona di cui non so perchè mi importava così tanto…
in realtà di cui mi importa ancora visto quello che sto facendo…
Non tutti hanno la capacità di colpire le persone… bhe il professo Lunazzi ce l’aveva eccome…in tutti i suoi studenti la sua immagine rimarrà viva sempre!

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